mercoledì 30 aprile 2014



"Nei primi giorni dell’autunno dei miei quattordici anni, come se presagissi qualcosa, il mondo mi sembrava risplendere di un colore ben preciso. Sarà stato il marrone brillante delle castagne… Le foglie morte color dell’oro danzavano al soffio del vento nella luce anch’essa dorata, e l’aria era satura dell’odore che sprigionavano, un odore puro, come di qualcosa che è bruciato. Tutto sembrava tempestato di grani d’oro, molto più del normale."

(Banana Yoshimoto) 

Rivoglio il mio Autunno.





martedì 29 aprile 2014

lunedì 28 aprile 2014





Sarà questo freddo che ti entra nelle ossa la mattina quando è ancora buio, 
e vorresti solo il pigiama e le tue coperte, 
sarà qualcosa di chimico, una sostanza prodotta da qualche ghiandola nel mio cervello che si è bloccata, 
sarà quel che sarà. 

E' una giornata difficile, 
in cui ho male le gambe per aver corso troppo, 
in cui mi sono reso definitivamente conto che ho preso una delle mie sberle, ancora una, 

ho la bocca impastata di un sapore amaro e salato e non c'è acqua da bere..
ma perchè ogni volta che vedo un buco nero sento la necessità di infilarci la testa dentro?

Perchè non so essere felice, semplicemente felice di quello che ho, e non è poco, 

perchè non mi piace la gente, e di conseguenza, lo so, io non piaccio a loro? 

Perchè il riflesso nel finestrino della mia auto della mia faccia fa solo ridere, 


Ma perchè il mio bicchiere è sempre mezzo vuoto.. 






domenica 27 aprile 2014




Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, 
ma nell'avere nuovi occhi. 

Proust 




sabato 26 aprile 2014




Over the sea and far away
She's waiting like an iceberg
Waiting to change
But she's cold inside
She wants to be like the water

All the muscles tighten in her face
Buries her soul in one embrace
They're one and the same
Just like water

And the fire fades away
Most of everyday
Is full of tired excuses
But it's too hard to say
I wish it were simple
But we give up easily
You're close enough to see that
You're on the other side of the world to me

On comes the panic light
Holding on with fingers and feelings alike
But the time has come
To move along

And the fire fades away
Most of everyday
Is full of tired excuses
But it's too hard to say
I wish it were simple
But we give up easily
You're close enough to see that
You're on the other side of the world

Can you help me
Can you let me go
And can you still love me
When you can't see me anymore

And the fire fades away
Most of everyday
Is full of tired excuses
But it's too hard to say
I wish it were simple
But we give up easily
You're close enough to see that
You're on the other side of the world
On the other side of the world
You're on the other side of the world to me






venerdì 25 aprile 2014



L'amore è solo piccoli dettagli
e tutto il resto è da buttare via
al quinto piano Elisa studia il pianoforte
povera anima mia
e sono solo piccoli dettagli
ma quel che conta è l'ultima fermata
se sei ancora in grado di stare in piedi
e di tornartene a casa
le frasi fatte tipo "diamoci tempo
e sarà il tempo che deciderà"
perchè un momento può durare un momento oppure non passerà
e soprattutto guardare su in cielo
"mio dio che bella giornata di sole"
e nonostante tutto aprire l'ombrello
perché ti sembra che piove


l'amore è solo piccoli dettagli
è per esempio stare alla finestra
è una notte che hai già visto altre volte
che non sembra la stessa
e sono solo piccoli dettagli
ma è una moneta da sprecare
che questo caldo troppo poco vento
e maledette zanzare
e cercare fino in fondo ai suoi occhi
almeno un minimo di dolore
perché è di sangue che s'impara ad amare
e non di sole parole
e soprattutto guardare un film muto
e provare ad alzare il volume
ed accorgersi che questo silenzio
non potrà avere fine
e soprattutto guardare un film muto
e provare ad alzare il volume
ed accorgersi che questo silenzio
non potrà mai finire


l'amore è solo piccoli dettagli
è terra ferma in questo cielo mare
e ci si ferma il tempo di un saluto
che già si deve andare






giovedì 24 aprile 2014



C’è in ogni cosa un suo
Gran senso verità.
C’è che ogni uomo ha un suo peccato
In fondo all’anima.
La difficoltà è apprezzare
Perché è più fragile sprecare i sensi in mezzo al caos,
Signori: l’anima!
È come vivere a metà
Se sfiori l’anima
La sfogli e lei ti parlerà
Del dono che ha
Allora sì che ogni gesto avrà una sua
Bellezza e intimità
E sorprendersi se chi cercato
Era già accanto a te
La difficoltà nel sentire
L’indifferenza può far tanto male fino a
Legare un’anima.
E appena vuole scapperà.
Signori: un’anima!
E’ come ucciderne metà
Ma non morirà

Ma non sai o non vuoi ascoltare
Un’anima.


Allora sì che splenderà,
Spogliare un anima
Vedrai che l’anima rinascerà.
Signori: un’anima
la ferisce e l’amerà
Signori: un’anima..
La puoi ferire, le puoi far male
Lei piange e grida 



Soffre e cade..
Ma si rialzerà! 





mercoledì 23 aprile 2014



the treadmill entertains me.
but i’d need something to tickle me.
or quite just a new comedy.
there’s no fun in reruns.
 
 
 
 
 
sono giorni di strana diligenza, questi. 
inerzia fisica e solerzia intellettuale. 
pensieri da leone e passi da gambero. 
colossali intenzioni freddate sul nascere. 
 
peccati. 
grandi peccati.
 
 
giorni in cui mi rendo conto che troppo spesso per amarsi veramente bisogna sapersi odiare. 
sapersi forgiare senza indulgenza. 
ed io mi ci provo da sempre. 
e troppo spesso la clemenza vince. ma ho pensato ad un tranne.
 
 
giorni in cui mille cose mi traghettano gli occhi, 
ma nessuna di esse mi allibisce. 
 
resto impassibile ad assistere a spettacoli già visti, 
sentiti, recitati. monotonoia. 
 
vivo senza trasporto. 
e intanto vomito parole pensieri opere ed omissioni. 
ed ho conati di misantropia.
 
 
i wish my brain had a map to tell me where my heart should go.
 
quando avresti voglia di qualcosa di familiare, 
e difficilmente riuscirai a trovarlo in casa tua.
 
 
quando avresti voglia di qualcosa di davvero diverso. 
 
quando avresti bisogno di andar via.
 
 
 
 

martedì 22 aprile 2014



ci ho messo dieci ore a ricomporlo, completarlo e tradurlo. 
il mio curriculum vitae. denso. come gli anni che passano e che ancora non sento. 
 
 
the tail is wagging the dog._
 
 
sempre più mi convinco che sia esclusivamente l’inutilità del primo diluvio universale a convincere Dio a risparmiarsi la fatica di mandarne un secondo. sempre più mi guardo attorno e vedo un Uomo che ha raccolto tutta la saggezza dei suoi predecessori, eppure è così stupido.
 
ci lasciamo attraversare, di tanto in tanto, da un raggio di ideale. una parentesi di illuminazione, che subita si richiude. poi, nuovamente, ricadiamo in balia dei paradossi. ci abbandoniamo al buio delle nostre abitudini e ci lasciamo cullare dalla convinzione che qualunque danno resti impunito se riusciamo ad occultarlo a noi stessi. 
 
siamo ciechi. e non abbiamo un buon udito.
 
e io, io che continuo imperterrito a dichiararmi innocente quale sono, sconto peccati che non mi appartengono, e la sola colpa d’aver scelto di vivere con me, da me, per me. senza ambasciatori. e con molta pena.
 
 
che pena mi fa la gente che pur di non scegliere continua a farsi scegliere.
 
che pena mi fa quella che invece ha già scelto eppure resta ferma, aspettando il momento giusto, senza capire che deve crearlo.
 
che pena mi fa quella che ama ed è illusa di essere amata, e quella che pur non amando s’illude di amare.
 
che tristezza mi fa la gente che tradisce. sè stessa. prima ancora che gli altri.
 
che tristezza mi faccio io, che proprio non imparo. che volentieri mi lascio immolare. che lascio sempre una speranza aperta a sanguinare. e allora lì c’è una porta socchiusa. prendila in senso inverso, prendi i tuoi ricordi e vai. 
 
perchè se uno smette di essere amico, non lo è stato mai. 
 
 
blood and sunflowers.
this is how to execute an innocent.
 
 
 
 

lunedì 21 aprile 2014



 
 
è sempre facile amare con le parole.__
 
 
 
è più facile fuggire che rischiare di affrontare la verità che ci spaventa.
forse è per questo che continui a nasconderti.
 
forse, invece, lo fai per paura di restare sola
più di quanto tu già sia. ti spaventa, la solitudine. ma se pensi che la
o forse lo fai perchè, per l’appunto, la verità ti spaventa. cosa mai può succederti di male?  pensi forse di perdere -ammesso che tu lo abbia- qualcosa di più caro dell’onore che hai già perso? pensi forse che io salga su un pulpito e da lì punti un dito contro di te, infame, tra la gente che scandalizzata mormora biasimo? 
 
additare un peccatore non mi renderebbe santo.
 
ma tutte queste sono solo supposizioni. e , foss’io uno con un briciolo di testa, non perderei il mio tempo a star qui a congetturare. 
 
beh, mi è andata male. perchè io, mio malgrado, sono uno tutto cuore.  e tra le mille ipotesi preferisco ancora illudermi e pensare che tu lo faccia perchè vuoi rispettarmi. a modo tuo.
 
anche se, evidentemente, le nostre concezioni di rispetto sono diverse almeno quanto i nostri status di coscienza.
 
 
è la confessione che assolve. non il prete.
 
 
 
 
 
 

domenica 20 aprile 2014




vivo d’anima.
e con quella combatto.
 
doomed to die. __
 
 
 
 
 
 

sabato 19 aprile 2014



 non mordere una rosa. potresti ferirti.
non mordere me. potrei avvelenarti.
un quarto a mezzanotte. col cuore cupo di rock e pensieri mi siedo nel mio studio. dò le spalle alla finestra. non voglio guardare la vita che stanca ci si trascina dietro. 
mando giù le mie patatine regolari. leccandomi la punta delle dita. come mia madre odia. come io amo fare. sfoglio i fiori del male.

ognuno di noi ha in sè il cielo e l’inferno.
lascio scegliere a te, con quale dei due hai avuto a che fare.
m’incammino. non mi segui. non mi  volto. 



venerdì 18 aprile 2014








Come mi perseguita quell’immagine! Che io vegli o sogni, essa riempie tutta la mia anima! Qui, se io chiudo gli occhi, qui nella mia fronte dove si concentra l’interiore forza visiva, stanno i suoi occhi neri. Qui! io non posso esprimerti questo. Se chiudo gli occhi essi sono là, come un mare, come un abisso essi stanno davanti a me, dentro di me, dominano i miei pensieri.
Che cos’è mai la donna, questo semidea tanto apprezzata? Non gli mancano le forze proprio quando gli sarebbero più necessarie? E che egli prenda lo slancio nella gioia o si sprofondi nel dolore, non è forse in entrambi i casi arrestato, ricondotto al cupo, freddo sentimento di se stesso, mentre aspirava a perdersi nell’oceano dell’infinito?
 
Goethe, I dolori del giovane Werther.
 
sia maledetto io ed il mio malaccorto amore,
sebbene colpevole del solo averti incontrato.
 
fuggendo te fuggire me stesso. sfuggirmi per sfuggirti. 
il gioco non vale la candela.
non ho scampo.
 
 
 
 

giovedì 17 aprile 2014




è l’attesa che mi lacera. l’attesa del momento.
quegli occhi neri senza confine. e più il momento s’avvicina, più sento che mi mancherà il terreno sotto i piedi, e più viene a mancare ogni intenzione, e più mi temo. 

avrei dovuto chiuderla subito. una vendetta, una bella vendetta, sottile e potente, nei confronti tuoi, 



la vendetta è il duello dei poveri.
una nuova ingiustizia. e non sana la piaga.
 
 
 
perchè vedi, quando ami sei paralizzato. ti chiedi il perchè delle azioni dell’altro, ma, ancor prima, ti chiedi il perchè delle tue. e -se veramente ami- a quelle altrui hai sempre una ipotetica e plausibile giustificazione da dare. alle tue no.
 
perdonare a priori. questo è l’Amore.
avresti dovuto impararlo. 
 
 
L’odio è un liquore prezioso, un veleno più caro di quello dei Borgia;
perché è fatto con il nostro sangue, la nostra salute, il nostro sonno e 
due terzi del nostro amore. 
 
Bisogna esserne avari.
 
(Charles Baudelaire)
 
 
 
 vattene via dai miei sogni.
 
 
 
 

mercoledì 16 aprile 2014









e mentre tramonta la luna
sulla mia ultima alba,
fisso il mio destino correre verso te.
e, austero, oltrepassarti.
 
 
ti sopravvivo senza vivere. 
 
 
 
buonanotte, e non svegliarmi. 
 
 

martedì 15 aprile 2014




 se le mie parole ti feriranno, è dal tuo animo che devi guardarti.
le stelle tramontano senza spegnersi.
perchè ciò che si salverà non sarà mai quel che abbiamo tenuto al riparo dai tempi,
ma ciò che abbiamo lasciato mutare, perchè ridiventasse se stesso in un tempo nuovo.
Alessandro Baricco, I Barbari.
ecco. ci siamo. chiudi gli occhi. respira.
poche ore al decollo. e il countdown che si azzera.
ci siamo. lasciati cadere. lasciati scivolare contro il tuo destino. affrontalo con la caparbietà che ti contraddistingue, quella che meraviglia i tuoi interlocutori, quella che ti ha portato fino a qui e in tutti i posti in cui sei stato. affrontalo armato di tenacia. affrontalo armato del tuo essere disarmato. affrontalo con la provvidenza del tuo non essere mai sprovveduto. affrontalo, come affronti l’ultimo minuto in sala, quando la coreografia è quasi conclusa, quando la musica sta per finire.
pensa, che bello, riprendere fiato.
take a bow. the comedy is over. the curtain falls. 
cieco d’amore e d’odio ti rivedo. cieco. perchè stanco di vedere. quanto schifo, pena, falsità, viltà, vergogna, rimpianto, rimorso, nausea, dolore, in tutto questo. contamina gli occhi. li sporca. e allora li chiudo. aspirando alla tua redenzione.
d’altronde, non ci sarebbe redenzione, se non ci fossero i peccati.
ho sempre pagato da me tutti i miei conti. senza ambasciatori. e con molta pena.
ho sempre odiato giocare a nascondino. non son capace di nascondermi nemmeno da me stesso.
ho sempre guardato negli occhi i miei aguzzini. qualunque sentimento essi fossero.
ho sempre rifiutato le vendette facili. non mi divertono. 
e ho sempre preferito mangiare amore e sputare veleno, che continuare a chiedermi che sapore avrebbe potuto avere.
l’amore è un gioco d’azzardo. un gioco a perdere. perchè puoi perdere o vincere, ma quando perdi continui a giocare. e il banco vince sempre.
la verità è una cosa, la menzogna un’altra, l’amore un’altra ancora. ma esiste un filo sottile che le congiunge, un comune denominatore. e tu ti sei lasciata ingannare.
sono un essere sacro. innamorato del profano. ma non ricerco gloria nè lussuria. a me interessava una cosa soltanto, e te l’ho fatta promettere. 
adesso m’importa che tu la mantenga. non m’importa con chi.
domani io pagherò il mio conto.
e questo è il mio requiem.

lunedì 14 aprile 2014





get a grip and get by in loving. __
ho cercato il tuo nome. battuto sul tempo. ho sorriso tranquillo. ecco, c’è un punto. aspettava di essere messo. era lì, in attesa di un calamo e di un po’ di coraggio.
pioggia. leggera sul parabrezza. e ordinari discorsi di nulla. il sorriso sincero di un’amica. quel bianco freddo di denti scalda più del nero dei miei occhi.
il pensiero di te obliato da un’ora. sollievo. stanchezza. ho voglia di dormire. mi cullo.


il mio status è imputabile al modo in cui per tanti anni mi sono ostinato ad amare: amando l’altro prima che me stesso. disposto ad immolare la mia vita per salvarne una che non ha bisogno d’essere salvata. lasciandomi plasmare ad ogni avvento. e consegnando un po’ di me ad ogni addio. giungendo a un punto in cui mi cerco dentro e afferro il vuoto.
aria tra le dita. assenza di me.
c’era un ultimo pezzo, rimasto da cambiare. lo hai ritoccato tu. te lo consegno.
mi dico addio. e dopo mi reinvento.
prima, però, voglio godermi l’attimo del vuoto. perchè potrebbe essere l’unico.
l’ho detto, io, che ad amare si impara. 
without sheding any light
without eating my regret
simply, i got you for that.

domenica 13 aprile 2014


le sedie sul balcone, il tavolo nel mezzo, quel fiore finto che fa capolino. la luce di un mattino in cui mi arrogo il diritto di restare a dormire. ognuno è le scelte che fa. un caffè, un altro, un altro ancora
.
si respira sonno e polline, fuorisalone, sottopassaggi, sopravvalutazione. la Crisi, la Crisi ne uccide un sacco, le aziende tassate al 68,6% e chi ci governa mangia coi nostri soldi, si cura coi nostri soldi, fa le vacanze coi nostri soldi, ché noi mangiare non mangiamo, curarci non ci curiamo, e vacanze non ne facciamo,


e tutti a puntare il dito contro questa gente che specula e imbroglia, ma la cosa più divertente delle critiche mosse ai politici è che i loro accusatori si comporterebbero alla stessa maniera. sicché un italiano, uno qualunque al quale sia rimasta un minimo di capacità critica e di osservazione che vada oltre il becero qualunquismo da tubo catodico, comincia a chiedersi se la vera Crisi non sia un’altra, tutt’altro che economica, ben più radicata e subdola, ben più dissimulata ed insabbiata, così profonda da essere ormai inconscia. ma poi scatta il numero sul display e bisogna andare allo sportello tre a pagare un’altra multa.

ho una memoria beffarda. dimentico le cose grandi ed importanti, ma i dettagli, quelli piccoli, quelli trascurabili, quelli che ‘figurati’, quelli sufficientemente innocui da fotterti, quelli no. mai.
adoro guidare per ore perché è l’unico momento in cui sono veramente da solo con me stesso. sembra che le lamiere siano l’unico materiale isolante per i miei pensieri, sicché li lascio fluttuare liberi intorno ai miei capelli, convinto che tanto lontano non potranno andare, e li tengo al guinzaglio con una canzone.


da piccolo amavo i cruciverba, quelli che faceva papà sotto l’ombrellone. erano incastri di parole senza alcun legame, ma lasciarli incompleti mi dava un senso di irrisolto. non dovevo mai lasciarli in sospeso, e a volte, a costo di chiuderli, annerivo qualche casella in più, per non lasciare spazio.


il mio nome, quello vero e senza storia, penzola docile dal manico di una valigia che dallo sgabuzzino mi guarda sorniona.


il dottor Paolo Baiocchi, direttore dell’istituto Gestalt di Trieste, nello studio dell’elaborazione del lutto sostiene fermamente che, immediatamente dopo il decesso di qualcuno a noi caro, la seconda situazione di perdita più dannosa è la separazione da un partner. la persona lasciata o tradita subisce un trauma di entità variabile in base all’attaccamento e alla maturità psichica, 

ma assolutamente equiparabile a quello provocato da una morte.



pensare di conoscere una persona è come credere che il mare finisca all’orizzonte.
















già. tutto quello che possiamo fare per le persone che amiamo è amarle.

e a volte non è nemmeno abbastanza.





sabato 12 aprile 2014




e quando non sai più a chi credere, 
quando non hai più voglia d’ascoltare, 
 
quando pensi di essere abbastanza indaffarata da non aver tempo da perdere con certi giochetti,
 
quando pensi che in fondo la verità diverta solo gli ignoranti, e che tu hai sofferto abbastanza, 
 
quando capisci di essere abbastanza grande da potertene fregare,
sbatti tutte le porte. e ne socchiudi una.
 
perchè può capitare che l’uomo inciampi nella verità. ma, nella maggior parte dei casi, si rialza e va avanti per la sua strada.
 
ognuno di noi ha una certa misura d’anima. sbuffando è come se se ne perdesse un po’. 
 
ed io non voglio rischiare di rimanere senza.
l’anima, sai, è qualcosa di cui dover essere fieri e gelosi.
 
e tu, a chi hai venduto la tua?
 
 
 
 

venerdì 11 aprile 2014



come l’aratro in mezzo alla maggese.
sarà che io sono un’incosciente. sarà che mi sopravvaluto. sarà che non mi piace restare con un pugno di chissà. ma io sono abituato a sviluppare tutti i miei forse. ad essere sempre disposto a rischiare. a ragionare in direzione del possibile ma improbabile, per sfidarlo e renderlo certezza.
credo di meritare una vita normale. con una casa, un lavoro, una famiglia. tante persone a cui voler bene. e una sola da amare. continuare a fare mille cose e stancarmi tanto, ma addormentarmi soddisfatto. dormire sereno. 
svegliarmi felice. sì, vorrei svegliarmi felice, domani. metter su una moka di caffè mentre lo stereo manda Ray Charles. e credo che questo, la tranquillità del mattino, sia una grande conquista. le cose più semplici sono sempre le più belle. e, molto spesso, le migliori conquiste.
credo che il mondo sia tutto all’ombra della nostra mano tesa. che nessun luogo sia irraggiungibile, e che tutti valgano la pena d’esser visti. credo di aver bisogno di veramente poco per viaggiare. credo che il mio unico vero bisogno sia viaggiare. 
credo di scorgere la meraviglia non solo nella muraglia cinese, nelle piramidi d’Egitto, nei giardini pensili di Babilonia, ma in una zolla di terra, nella schiuma del mare, in un paesaggio nuovo, nell’odore di una sera, nello sguardo di uno sconosciuto oltre un vetro. nel sorriso. la meraviglia del sorriso…
credo che gli unici luoghi che non possiamo esplorare, però, siano quelli dell’anima. nostra e di chi ci circonda. non potremo mai conoscere a fondo nessuno. nemmeno noi stessi. 
e poi credo che gli unici veri limiti che abbiamo siano quelli che noi stessi ci poniamo. per ragioni che spesso, peraltro, preferiamo ignorare.
questa è l’unica vera differenza tra me e te. non lo zelo nel lavoro, non la costanza nell’impegno, non il modo di sentire nè quello d’amare.
semplicemente, il senso di sfida, di limite, di confine. l’idea di rischio. 
eppure vorrei avere il tempo e il modo di portarti dentro la mia vita, e di entrare io nella tua,
e conoscendoci imparare entro ed oltre quali limiti poter portare le nostre. insieme.
cosa c’è di più bello che portare una persona, una, ai confini di sè stessa, alle frontiere dello scibile, ai limiti del suo mondo e al centro del tuo? cosa c’è di più inebriante del brivido di una gioia autentica, autentica come le mani  e gli occhi immensi?
ti sei mai sentita felice, felice davvero, felice che per esserlo di più dovresti aver bisogno di due corpi e non di uno solo? felice che per un attimo hai una vertigine, come se ti trovassi sull’orlo di qualcosa di infinito, e tieni l’equilibrio giocando col vento delle tue emozioni? felice, al punto da pensare che sarebbe splendido se il mondo finisse tra un istante, implodesse senza dare spiegazioni, senza lasciare dolori aperti?
così mi sento adesso. una creatura mutilata in volo, che ancora serba sotto la sua ala il feto di un amore. un aborto di amore.

giovedì 10 aprile 2014



stare sveglio è pensarti. dormire è sognarti.
non lasciarti avvelenarmi. liberami da te.
 
cacciati dal mio corpo,
spaventati, con tutto questo amore
che nessuno mai ti viene a dire
per paura di svegliare
un destino scortese e volgare.
 
e lasceremo che sia il tempo a giudicare quanto è giusto o vano amarsi.
 
 
 
 
 
 

mercoledì 9 aprile 2014



spreco un’altra notte. 
la brucio come incenso sacro. 
ed è in questi momenti che mi capita di pensarti. 
quando questo posto è vestito di buio, 
è un cieco e malinconico tintinnio di uccelli. 
quando il suono dei clacson mi riporta ai giorni che passano, 
e la velocità delle auto sembra seguire la mia. 

lesto conoscere, celere amare. [un vero amore durato forse troppo o troppo poco.]


mi chiedo se mi manchi.

che domande faccio!
un mare senza onde è tanto più grande navigando senza vele.


hai ragione tu. 

dall’alto del tuo distintivo, ne hai visto di mondo. ammiro il tuo scegliere. sempre così coraggioso. e il mio. sempre così incosciente.

sono recidivo. sbaglio, mi pento, poi sbaglio di nuovo. vulnerabile ai pensieri, volubile al sentimento. 


mi sento così forte. mi stringo un po’ di più. 



on prend, on attrape plus de mouches avec du miel qu’avec du vinaigre.
e oscillando tra odi et amo,
io non capisco più
dov’è il confine
tra il due e il tre
in quella patetica frazione.
così sottile e labile che riesci a oltrepassare
nella tua disperata indecisione di farti amare.


avanti. indietro. un po’ avanti. un po’ indietro.
un passo avanti. e due indietro.


[la miglior forma d'astuzia è fingere di non averne alcuna.]


non sono mai stato così tranquillo.
fossi in te, mi guarderei le spalle.





martedì 8 aprile 2014



perchè per farmi capire a fondo ciò che provavi

non avresti potuto trovare modo migliore

che farlo provare anche a me.


ma io non sono come te.

grazie al cielo.
shame on you. _





lunedì 7 aprile 2014



questo blog a volte tace. 
come me. 
per la prima volta riservato. come me. io che ho così tanta ansia di dire al mondo che ci sono, per una volta mi chiudo in un silenzio. il dubbio del passato. di cosa poteva essere e mai è stato.
eppure, lo sai, io ti amavo. amavo il nostro stare insieme così innocente e disperato, il nostro prepotente avvinghiarci, il modo in cui le nostre vite s’aggrappavano l’una all’altra e piano s’urlavano amiamoci. 
amavo le tue pause, i tuoi silenzi, più dei tuoi discorsi. 
amavo financo la tua pseudo timidezza. 
amavo te. e amavo questo amare, così nudo di parole, che non necessita d’altro se non di se stesso. che ci tiene uniti in qualche modo anche oltre le alture e i bassifondi che ci separano. che va oltre tutte le parole che sappiamo già, ma non sappiamo dirci.
sì, io ti amavo. e forse t’amo ancora. non già perchè ad amare imparo adesso. perchè innamorarsi è facile, e viene bene a tutti. ma amare, quello no. ad amare si impara. ed io mi sto allenando.
ci penso, o meglio, ci provo io a darti una giustificazione. 
non t’affannare a non farmi del male, in parte ci sei già riuscita.
ed ho paura di sciuparlo, quello splendido ricordo, 
perciò lo proteggo geloso, chiuso a chiave dentro me. 
e tengo solo il buono. e butto via quel marcio che si palesa agli occhi di chi non ama. 
un addio alla malizia, la tua, quella che non so vedere.
e ti scrivo. ti scrivo ancora.

domenica 6 aprile 2014





 oily marks appear on walls

where pleasure moments hung before

the takeover.







un caffè ed un cappuccio si guardano negli occhi. no, non è l’inizio di una barzelletta. forse, quello di una storia. 

un caffè ed un cappuccio si sorridono da un lato all’altro del tavolo, mentre tutt’attorno la gente continua a fendere il freddo di un sabato pomeriggio.

lei è carina, gentile, alla mano. semplice. come piace a me. come tanti altri, e a suo modo diversa. è un piacere scoprirla. pensare che è più alta di quanto io ricordassi. ricordare il momento in cui ci siamo incontrati. ha il viso pulito. mi parla piano. a volte le parole inciampano nelle sue labbra. poi si rialzano. e il suo sguardo si scusa per loro. 

gli piace ballare. a te invece ballare non piace. mi ricordo quando hai infilato tra vino e risate un "sono un palo di legno". ho allungato la mano sulla tovaglia, verso la tua. ho pensato che non ti avrei mai lasciato per un cubo. piuttosto, ti avrei portata con me. o sarei rimasto con te. se tu lo avessi voluto. 

"…e in fondo è così… no?" i miei occhi aperti non guardavano. adesso vedo di nuovo. di fronte a me c’è lei. non tu. non più. "sì", rispondo, "sì, hai ragione".


"facciamo un pezzo insieme, allora", mi ha detto. invece poi ha accompagnato me e i miei discorsi fino al portone. quando gli ripeto che stasera resterò in casa ad ascoltare musica e dipingere, mi sorride. "bravo", mi dice. "bravo". mi saluta con rispetto. mi sfiora per sbaglio. non si scusa. si avvicina. mi ritraggo. con violenza, quasi. e sono io a scusarmi. e non capisco con chi.

........









sabato 5 aprile 2014





lo so, non meriti rispetto. non meriti pensiero. non meriti apprensione, preoccupazione. meriti l’oblio.
ma i miei sentimenti sono sacri. ed io non li profano.
io non ti profano. non bestemmio il tuo nome, il tuo amore.
semplicemente, attendo non faccia più male.
take care. _

venerdì 4 aprile 2014



non sapevo la coscienza avesse bisogno di tempo per prendere parola. ma meglio tardi che mai. imparo anche questo.
sai, porto un lutto al braccio. funerale di qualcosa di irrealizzato. qualcosa in cui avevo riposto la mia fede, la mia forza, la mia speranza. e mi son dovuto ricredere. incassando. e tacendo. e ripartendo da me. rimettendo insieme i cocci con pazienza, osservando i segni di un danno. sperando di poterci ridere su. desiderando che ci nasca un fiore sopra. 
ma la colla è ancora fresca. e io devo aspettare.
aspettare un’alba. scegliere le parole giuste. poi scrivere. attenzione: scrivere non direttamente a te. non all’idea di te che ancora mi porto dietro. con che coraggio, poi. 
prenderò quest'idea di te e la butterò via. la dimenticherò all’angolo di una strada, come un paio di guanti. ma lasciami almeno il diritto di ricordarmi sempre la persona che ti sei rivelata di essere. 
nonostante tutto. 




 

giovedì 3 aprile 2014



Logico sì, è logico
E’ tutto quello che so

Per ogni domanda componi un verso
Non siamo soli in questo universo

Logico 
sì, è Logico
per tutti 
persino per te

Ragazza dagli occhi caleidoscopio
Solo la luce corre nel vuoto

Non succede quasi mai a due come noi
di Credere che sia possibile trovare
Un complice in questo disordine

Tracciare un’orbita nell’atmosfera

ma la logica non è sincera
Chissà se amare è una cosa vera

Logico, 
sì è Logico
Non chiedersi come e perché

All you need is love
Mind Games and I Love Her
E’ solo musica e fibre nervose


ma la logica non è sincera
Siamo molecole oltre le nuvole

Corsie chilometriche

Raggi di luce, 
di bombe atomiche
Pronte ad esplodere

Stasera la logica non è sincera
Chissà se amare è una cosa vera

Chissà se amare è una cosa… vera


Succede quasi mai 
Non Succede quasi mai

Succede quasi mai
Non Succede quasi mai


ma, è Logico


 no?






i tuoi sguardi
i tuoi gesti
i tuoi discorsi seri
la mia allegria
che diventa allergia
e il caffè delle nove di sera
il tuo modo di tenermi
e il mio modo d’amarti.
e basta così.
though i can’t forget that sunny evening, when leaves were flying down and we were flying so [fuckin'] high. when i asked you "how many minutes left?", and you told me "i don’t know. i don’t care.".
la paura di perdersi. di lasciarsi andare. [tu la conosci?]
la fretta, la furia, la foga di appartenersi. e la gioia, il sollievo, la certezza di aversi. dolcemente. un lungo silenzio. quante cose che si sono dette quelle labbra, finalmente, disperatamente, insieme.
in fondo, cos’è mai un bacio rubato? un dolce scherzo per fermare i discorsi quando le parole diventano inutili.
i baci non parlano.
per questo non mentono.
[ogni lasciata è persa?]

mercoledì 2 aprile 2014







malinconia. ovvero, desiderio di desideri.
maledetta curiosita intellettuale. sia dolce il dubbio a chi più nuoce il vero. ma preferisco leggere negli occhi di chi mente, piuttosto che fingermi analfabeta. e per chi ama dal dolore non si evade. [eppure, sai, ero pronto persino ad un per sempre.] ma non mi fermo. incarto l’oggi e vado. con nuova forza prendo un bicchiere di vita e lo rovescio sulla strada, seguendo la direzione in cui scorre. a tratti diverso, ma sempre me stesso.
è come tornare a casa e trovarla pulita. ricominciare a sporcare.
il nero dei lividi ingiallisce, e si staglia meno sul grigio delle mattine. finalmente fresche. finalmente perlacee.
amo il grigiore. i  palazzi indaffarati ed incolori. l’atmosfera febbrile e distaccata. amo il grigio. strano, per me che ho sempre vissuto di blu. e dal mare vengo. forse lo considero uno splendido pretesto per stringermi nel cappotto, e tenermi ancora cara la speranza che tu senta il calore che vorrei.
non voltarti.
aprile. e le foglie si arrendono al vento.







martedì 1 aprile 2014



quando Lei arrivò, con il suo portamento sicuro e la sua vivace femminilità, il porto era pieno di gente. gente che beveva, fumava, parlava, con ritmi e cadenze propri della gente di mare che il mare lo vede.
Lui, invece, che sorseggiava un mojito in braccio a una poltrona di paglia, il mare lo sentiva. lo viveva sulla pelle. e aveva l’aria di chi dal mare si prende ciò che vuole senza tanti complimenti, si assume le responsabilità ma se ne frega delle conseguenze. l’aria di chi trascina sapiente la sua vita sul filo dell’acqua.
Lei, una dama altera. nelle mani il decoro e l’armonia di chi sa tacere. Lui, un pirata pungente. nello sguardo, terre remote e affascinanti avventure, e l’umile fierezza di chi una volta, una sola, si lascia incantare davvero.
un ragazzo omaggiava i tavoli col suono della sua fisarmonica. 
i marinai, attorno, continuavano svagati a bere rhum.
Lei si lasciò guardare, compiaciuta della curiosità in Lui destata. domava la sua reticenza come Lui padroneggiava il timone sul mare, educando le onde.
Lui la guardava, a lungo, come se tutt’attorno fosse improvvisamente nebbia.
Lei considerò la possibilità e il pericolo che la bandiera issata dai suoi occhi fosse una sagace copertura, e che prima o poi sulla stessa asta avrebbe trovato un beffardo Jolly Roger. ma non ne ebbe timore. ne fu anzi affascinata.
Lui non voleva essere invadente, ma non voleva lasciarla andare senza saperne almeno il nome. ne studiava da lontano il viso d’angelo, il sorriso vergine, le mani garbate, e ne immaginava il tocco gentile. voleva goderne. voleva che Lei si lasciasse rapire.
nell’istante in cui si sorrisero, seppero entrambi il finale. 
la condusse sotto coperta, in un veliero altrimenti impenetrabile. dove nessuno potesse additare il peccato che si sarebbe consumato, dove nessuno potesse condannare la loro lussuria, dove nemmeno i muri avrebbero riconosciuto tale scandalo, e Lei forse non avrebbe sentito il bisogno d’andare a redimersi il giorno seguente.
deposero le armi. iuta grezza e pizzo pregiato. poi, Lui ne esaminò scrupoloso i meandri. e trovò sul suo candido corpo le più incantevoli baie che avesse mai sondato. poteva sentire il fragore oceanico del sangue scorrere furioso nelle vene, pulsargli nella gola, spingere giù fino al centro del petto.
nei suoi respiri ritrovò la brezza materna che accarezzava le insenature greche, e nei suoi movimenti più avidi le correnti oceaniche che, ora gentili ora furiose, si scagliano contro la stiva in mare aperto. gli spostamenti d’aria provocati dalle sue chiome disciolte erano secchi e avvolgenti come monsoni, e portavano alle sue narici gli aromi speziati dei balsami indiani. la sua pelle gli faceva pensare alle immense distese di fiori di pesco, quando la primavera albeggia in marzo e la terra dal mare sembra una parodia di nuvola rosa.
nemmeno disfatta la sua bellezza diminuiva di ardore. riposava serena sotto i suoi occhi, esalando concupiscenza.
la lasciò amaramente fuggire nel buio di una notte complice. e gli sembrò di abbandonare l’Isola che non c’è, con tutti i suoi misteriosi tesori, a più caparbi corsari.
[ nessun inganno sotto la pelle. ]