martedì 29 giugno 2010






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#No writing, just music#

30 giorni di sola espressione Musicale

good listening


AngS


domenica 27 giugno 2010




Oggi è un giorno che vale la pena guardarsi alle spalle,
e anche uno specchio può andare bene.
Per liberarsi dalle catene,
dalle montagne venire a valle,

anche uno specchio va bene.

Così vediamo dove stiamo
e dove stiamo andando,

così impariamo ad imparare
e a sbagliare sbagliando.

Tu dove vai fratello?
Sei partito che era tutto fermo

e adesso già la terra sotto ai tuoi piedi
si sta spostando.

Tu cosa credi bello?
Che davvero sia una buona stella,
questa stella nera che ci sta accompagnando?

E se non fosse per sentirmi vivo adesso,
io nemmeno probabilmente,
starei cantando.

Tu da che parte stai?
Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati?

O di chi li ha costruiti
Rubando?


Oggi è un giorno da stare in coperta
a guardare le onde arrivare,

su tutti i lati di questa nave.

E non c'è spiaggia dove nascondersi,
e non c'è porto dove scampare,
al tribunale del mare.

Sarà sereno e se non sarà sereno,
si rasserenerà.

In quale notte ci perderemo?
Quale futuro ci raccoglierà?

Tu dove vai fratello?
Sei partito che era ancora notte,
e adesso già l'asfalto sotto ai tuoi piedi si sta squagliando.

Tu cosa credi bello?
Di sapere veramente il prezzo e il nome,
e il nome e il prezzo
che ti stanno dando?

Ma se non fosse per sentirmi vivo adesso,
io nemmeno per tutto l'oro del mondo, starei gridando.

Tu da che parte stai?
Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati?

O di chi li ha costruiti
Rubando?




sabato 26 giugno 2010









L'avevi creduto davvero che avremmo parlato?

L'avevi creduto davvero
o l'avevi sperato soltanto?

Ma che tempo, e che elettricità.

Ma che tempo che è,
e che tempo che sarà.

Ma che tempo farà,
non lo vedi che tuona?

Non lo senti che tuona già?
Non lo senti che tuona?

È lontana
però, sembra già più vicina,

questa musica che abbiamo sentito già.

Babbo c'è un assassino, non lo fare bussare.
Babbo c'è un indovino, non lo fare parlare.
Babbo c'è un imbianchino, vestito di nuovo,

c'è la pelle di un vecchio serpente
appena uscito da un uovo.

E c'è un forte rumore di niente,
un forte rumore di niente.


L'avevi creduto davvero che avremmo parlato d'amore?

L'avevi creduto davvero
o l'avevi soltanto sperato col cuore?

Gli occhi oggi gridano agli occhi,
e le bocche stanno a guardare

e le orecchie non vedono niente
tra Babele e il Villaggio Globale.

Babbo c'è un assassino, fallo passare,
babbo c'è un indovino, fallo parlare.
Babbo c'è un imbianchino, vestito di niente,

c'è la pelle di un vecchio serpente




E c'è un forte rumore di niente,

un forte rumore di niente.




venerdì 25 giugno 2010


È come il giorno che cammina,
come la notte che si avvicina,

come due occhi che stanno a guardare,
da dietro una tenda
e non si fanno notare.

È come un albero nel deserto,
come un trucco
non ancora scoperto,

come una cosa che era meglio non fare,
come il cadavere di una stella,
sulla schiuma del mare.

È fulmine,
è grandine,
è polvere,
è siccità,

acqua che rompe l'argine
e lascia una riga nera,
al primo piano della città.

C'è qualcuno che bussa: "aspettavi qualcuno?",
Ho guardato di fuori,
E non ho visto nessuno.

C'è qualcuno che bussa, e muove la coda,
c'è qualcosa che passa in questa stanza vuota.

Come una sagoma sul pavimento,
come sabbia sotto il cemento,

come una magra malattia,
come il passato,
in una fotografia.

Come una terra che diventa straniera,
come un mattino che diventa sera,

sera di un giorno di festa,
che diventa tempesta.

Come un lungo saluto,

come un sorriso che dura un minuto,
come uno squarcio buttato al futuro,
come un'occhiata,
al di là del muro.

È venuto qualcuno, che non si è presentato.
È venuto lo stesso, ma non era invitato.

È venuto qualcuno, che ci guarda e sta zitto,
e c'è qualcosa che cambia sotto questo soffitto.

È come un giorno che cammina,
anzi è come la notte che si trascina,

come una nuvola sulla coscienza,
come l'apocalisse,
in un racconto di fantascienza.

Come dal nocciolo di un'esplosione,
come dal chiuso di una nazione,

come dal coro di una cattedrale
o dalla tana di un animale.

Come dal buco di una chiave,
come dal ponte di un'astronave,

come io e te
che stiamo a guardare
tutte queste cose, passare.

Troppe volte zero,
non vuol dire uno,


c'è qualcosa che brucia in tutto questo fumo.





giovedì 24 giugno 2010


per gli amanti degli anni '80

(voglio quella maglietta....)



Un uomo con le spalle larghe,
ecco cosa ci vorrebbe per te,

che ti capisce senza farlo capire
e non ti spieghi mai perchè,

che ti conosca da quand'eri piccola,
o che da piccola ti immaginava già.

Un uomo con le spalle larghe,
lo sa bene lui come si fa.


Un uomo con le spalle larghe,
la paura non sa nemmeno che è,

se tira freddo si alza il bavero
e corregge il caffè.

Può ritornare sporco di rossetto,
tanto ha una faccia che non tradisce,

un uomo come ce ne sono tanti,
che quando vuole non capisce.

Un uomo con le spalle larghe,
la fortuna non sa nemmeno che è,

ogni sera fa cadere le stelle,
ogni mattina le raccoglie con te,

e se bastassero le cartoline,
te ne manderebbe una ogni anno,

e poi potresti vederlo piangere,
come gli uomini non fanno,

un uomo che mangia il fuoco,
e per scaldarti si fa bruciare.

Diventa cenere a poco a poco
ma non la smette di amare.

Un uomo con le spalle larghe
tutta la vita ti prenderà,

per insegnarti e per impararti,
se mai la vita basterà.

In una grande casa con le finestre aperte,
in certe stanze piene di vento.

Un uomo con le spalle larghe



una buona misura del tempo.





mercoledì 23 giugno 2010



my favourite shoes
#reload


(esattamente un'anno fa scrivevo così:)




a nuova vita.... e che vita!!!!

lasciatemi far chiarezza,
lasciatemi respirare,
lasciatemi lo spazio necessario...quello che mi avete dato nel vostro "saggio" silenzio...
lasciatemi il tempo,
lasciatemi ritornare tra le pagine del niente,
lasciatemi piangere, piangere veramente...
lasciatemi spiegare,
lasciatemi scrivere....

scrivere a persone che non conosco e non conoscerò mai,
scrivere...
perchè scrivere è vità...
è un modo...
è uno continuo stato di necessità...

scrivere....
a Voi che non conosco...
e a TE ..di cui conosco il volto,
gli occhi,
la bocca...
la mente.........
questo silenzio di vetro che infrange ogni regola...

allora scelgo di ritornare qui.... dove non puoi trovarmi...
e dove non voglio farmi trovare...

ho messo le mie scarpe preferite.....
ed una lacrima, una sola... mi farà trovare la strada che sto cercando...
quella che spero mi allontanerà dal tuo sorriso...., dalla tua stupidità mai banale....,
dall'essere te stessa in ogni sfumatura del tuo essere....

ho messo le mie scarpe preferite...
e lasciatemi sfogare.....

lasciatemi ritornare dopo un viaggio...

lungo?, corto...?
........ un viaggio. punto.

lasciatemi sitemare casa...
con le tende del colore giusto...
e le lenzuola pulite......

chiuderò questa finestra di legno,
accenderò questa luce arancione...

nella speranza di dimenticarti....

potrei spiegarti nuovamente il senso di tante, troppe cosè...

ma sarebbe un Viaggio che (forse) non ti appartiene....

stanco di me...
di lasciarmi andare,
stanco di lasciarmi Te alle spalle....

ma ora......
adesso......




lasciatemi bussare a questa porta

AngS

martedì 22 giugno 2010




Mi fa male una gamba,
la schiena è una carcassa,

ho una bestia alla gola,
che cammina e non passa.

Ho le stelle negli occhi,
me le sento scoppiare,

ferite sui ginocchi
e ho voglia di pregare.


Piccoli dolori,
che vivono dentro ai cuori,

non vogliono dottori.

Scusate se ho fretta,
ma devo scappare,

ho dei cani alla testa,
stanno per abbaiare.

L'inferno nello stomaco,
e nelle orecchie il rumore,

e da qualche altra parte
qualche altro dolore.

Passano ad uno ad uno,
tutti i miei vizi in croce,

e ti vorrei parlare,
ma ho perduto la voce.


Piccoli dolori,
che passano nei nostri cuori.

Commessi viaggiatori.

Non riesco a dormire
ma non posso svegliarmi.

Ho la notte alla finestra
e continuo a girarmi.

Ho un vuoto nel futuro,
un morso nella memoria.

Cicala nel cervello,
granchio fra le lenzuola.


Piccoli dolori
che scavano dentro ai cuori.

Non serbano rancori
passano piano piano,


fanno ciao con la mano,




piccoli dolori.