settembre è un mese bellissimo per ricominciare. l’ho sempre pensato.
la scuola iniziava al momento giusto. schiudeva i cancelli un po’ dopo la tregua del caldo, coi suoi bidelli in divisa, i suoi banchi usati, quel suo odore semiserio di fogli protocollo, e aveva l’aria di chi ti dice ‘adesso giochiamo a fare sul serio’.
il teatro ci apriva le porte come a dirci ‘perdono’, e ci riaccoglieva nell’utero del suo proscenio. ché noi stavamo bene lì. come mai nati.
è più bello, a settembre, ogni mattina, alzarsi, vestirsi, uscire e perdersi tra i palazzi. ha un senso diverso. un piacere diverso. anche questa mattina l’ho fatto. ma stamattina era diverso. sono abitudini confortanti. innaffiate dall’ingenuo entusiasmo di chi ripassa dal via e s’illude di ricominciare.
ho buttato via alcune cose, ne ho comprate delle altre, ne ho spostate delle altre, ne ho create delle altre ancora. la testiera del letto l’ho buttata via. la televisione no. ho pensato: ‘la rottamo’. ma non riuscivo a trovare qualcuno che la rottamasse. così ci ho scritto sullo schermo ‘whatever’, ci ho incollato sopra un quadro capovolto e ne ho fatto un tavolino. che è fragile, e non durerà, ma è sempre meglio di una stanza vuota.
ho richiesto una linea telefonica, pagato tre bollette, comprato due libri e quattordici t-shirt. ho pulito i mobili e ho dato loro una nuova disposizione. quella di prima era automatica. io sono fatto per pensare.
la scuola iniziava al momento giusto. schiudeva i cancelli un po’ dopo la tregua del caldo, coi suoi bidelli in divisa, i suoi banchi usati, quel suo odore semiserio di fogli protocollo, e aveva l’aria di chi ti dice ‘adesso giochiamo a fare sul serio’.
il teatro ci apriva le porte come a dirci ‘perdono’, e ci riaccoglieva nell’utero del suo proscenio. ché noi stavamo bene lì. come mai nati.
è più bello, a settembre, ogni mattina, alzarsi, vestirsi, uscire e perdersi tra i palazzi. ha un senso diverso. un piacere diverso. anche questa mattina l’ho fatto. ma stamattina era diverso. sono abitudini confortanti. innaffiate dall’ingenuo entusiasmo di chi ripassa dal via e s’illude di ricominciare.
ho buttato via alcune cose, ne ho comprate delle altre, ne ho spostate delle altre, ne ho create delle altre ancora. la testiera del letto l’ho buttata via. la televisione no. ho pensato: ‘la rottamo’. ma non riuscivo a trovare qualcuno che la rottamasse. così ci ho scritto sullo schermo ‘whatever’, ci ho incollato sopra un quadro capovolto e ne ho fatto un tavolino. che è fragile, e non durerà, ma è sempre meglio di una stanza vuota.
ho richiesto una linea telefonica, pagato tre bollette, comprato due libri e quattordici t-shirt. ho pulito i mobili e ho dato loro una nuova disposizione. quella di prima era automatica. io sono fatto per pensare.
settembre. un respiro. belle speranze. il fresco che ringiovanisce. il vento che solleva i capelli e soffia un po’ in faccia un po’ alle spalle. settembre con quel suo ‘sette’ all’inizio, il settimo giorno dio si riposò e lasciò fare a noi, con le sue foglie sature di sole che si arrendono alla terra e muoiono volando, e si risveglia la fantasia nel vestirsi perché ci si può vestire di più, e si ritorna sempre a qualche cosa, e si fatica solo da seduti.
la metro forse è piena, forse è vuota, non lo so. non vedo. non ci
vedo più. ciò che mi acceca è il fatto che sto tremando. di nuovo. dopo
un sacco di tempo. tremare è una cosa che mi capita spesso quando sono
nervoso, quando sento che sto per perdere qualcosa. il tempo, la
speranza, la pazienza, una persona. sopra di me metri e metri d’asfalto
e io che mobile mi sento seppellire da questa città e dalla sua
maestosa apparenza.
quando sono venuto al mondo sono rimasta così meravigliato che non ho parlato per un anno e mezzo.
quando sono venuto al mondo sono rimasta così meravigliato che non ho parlato per un anno e mezzo.
non so se sia vita questa in cui si corre, si misura, si
pranza-caga-prendeilcaffè-fuma in mezz’ora e talvolta sui mezzi, si
studia nei magazzini con la metro che passa dietro il muro su cui poggi
la schiena, si esce al mattino, si torna alla sera e ci si addormenta
subito, stanchi, sfiniti. ma se io morissi domani morirei in una vita
felice. perché la mia vita è così che l’ho sempre sognata: piena.
faticosa e bellissima. e mi si cuce addosso, giorno dopo giorno, un po’
stringendo, un po’ allargando, non sempre perfetta, ma senz’altro
giusta.
morirei felice. tutto quello che si poteva fare è stato fatto. e tutto quello che ti dovevo dire te l’ho detto. tu che mi hai insegnato a parlare. ed io che ho imparato. una parola alla volta. ciao. chiamami. usciamo. fame. carezza. gelato. bisogno. grazie. prego. viaggio. bisogno. segreto. violenza. fidati. scusa. per favore. vaffanculo.
morirei felice. tutto quello che si poteva fare è stato fatto. e tutto quello che ti dovevo dire te l’ho detto. tu che mi hai insegnato a parlare. ed io che ho imparato. una parola alla volta. ciao. chiamami. usciamo. fame. carezza. gelato. bisogno. grazie. prego. viaggio. bisogno. segreto. violenza. fidati. scusa. per favore. vaffanculo.
oggi è giovedi 22 agosto. sono le tre e due minuti. . ma questa volta non nell'aria
c’è odore di pizza, come la faceva mia mamma, in casa, quando io ero
bambino.
secondo me il senso della vita è appartenere. c’era un filosofo che
diceva che il dolore va affrontato da soli, perché è un sentimento che
basta a sé stesso, mentre la gioia no, la gioia va condivisa. e per
avere una vita felice, o quanto meno gioiosa, abbiamo costantemente
bisogno di qualcuno con cui si possa condividere, qualcuno che sia
disposto a prendersi metà della nostra felicità anche quando questa non
lo riguarda, qualcuno su cui sappiamo di poter contare, qualcuno che ci
appartenga. non come un oggetto, o tramite un vincolo, ma naturalmente,
come una parte del corpo, un organo, un respiro.
e so che impazziresti se io morissi domani. perché sapresti che sono morto di te. e che di tutti i miei respiri saresti stato l’ultimo. il più grande.
e so che impazziresti se io morissi domani. perché sapresti che sono morto di te. e che di tutti i miei respiri saresti stato l’ultimo. il più grande.
settembre è un mese bellissimo per ricominciare. allora facciamolo.
ricominciamo. io e te. perdiamoci di vista e poi incontriamoci, e
conosciamoci di nuovo, e rifacciamo tutto dall’inizio, anche allo stesso
modo, non importa, ma daccapo.
se ci amassimo di nuovo, ci ameremmo bene
se ci amassimo di nuovo, ci ameremmo bene
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