domenica 16 giugno 2013



Milano vuota ha qualcosa di onirico. sarà che la gente sta ancora sognando. non capita spesso che la gente qui sogni, perché non ne ha il tempo. e noi conosciamo bene la bellezza delle cose rare.
cammino tra i palazzi distratto dalla surrealtà della domenica mattina. sono le undici. sto andando all'aereoporto. finalmente ritornerò a casa.
mi sorprendo a pensarti. non capita di rado, ma quando capita non me ne accorgo. non penso che ti penso. inciampo nell’idea di averti in mente, e resto lì, caduto sotto i colpi del pensiero. mi guardo dentro e mi dico ‘ti rendi conto?’ e continuo a mettere un piede dietro l’altro mentre la mia anima resta lì, distesa sull’asfalto.

volo
penso
attendo
ritorno

 
arrivo al cancello di casa e al momento di entrare neanche infilo la chiave nella toppa. la serratura è difettosa. so che anche stavolta non girerà. infilo la mano tra le sbarre e per aprirlo uso l’altra, quella dietro. l’alternativa.
all’improvviso penso che la mia vita è stata tutta così, tutta un’alternativa, tutta una via parallela. è stata tutta un’ammalarsi lasciando la finestra aperta aspettando che qualcuno tornasse. e quel qualcuno è andato e ritornato mille volte, senza capire che bastava restare una sola.
mi rendo conto di essere dentro un ennesimo piano b, dentro un vortice di alternative che non ti riguardano se non per il fatto che guardano un paio d’occhi fingendoli i tuoi, stringono un paio di mani fingendole le tue, dicono parole che vorrei tu potessi udire. io che sono così teatrale mi sento condannato alla finzione, come se la gente non fosse altro che un pubblico da convincere, da incantare con un personaggio, da far applaudire di fronte a una bella performance finchè non cala il sipario e ognuno a casa sua e niente fila fuori ai camerini
.
bisogna amare, 
amare sempre, 
senza ragionare troppo sulla propria missione, perché è questo che sto facendo io adesso: sto ragionando. e ragionare spinge a classificare. ‘overthinking will ruin you. ruin the situation, turn things around, make you worry, and just make things worse than they actually are. so please, V, don’t do it.’ odio, detesto, ho sempre detestato, le categorie e l’ordine imposto in generale, sebbene lo riconosca come necessario. e mi sono disabituato, però così si rischia di fare confusione, e nella confusione ci si sente persi, ed alle volte mi ci sento anch’io. per cui potresti dire al tuo corpo di stringermi ogni tanto? prometto che confonderò anche questo.

un vecchio proverbio cinese dice: ‘adesso che il mio granaio è stato distrutto posso vedere la luna.’ abbiamo sempre bisogno che qualcosa crolli per renderci conto di ciò che c’è attorno? abbiamo sempre bisogno che qualcosa sparisca dalla nostra visuale per renderci conto che non era altro che un ostacolo? 


mah....



 

Nessun commento:

Posta un commento

...qualsiasi parola ha sempre un valore...