sabato 6 luglio 2013



"sono rientrato alle sette del mattino. in Viale Umbria sembravano le quattro del pomeriggio. gente, gente dappertutto, che parlava, fumava, rideva, si salutava dicendo ‘a domani’ o addirittura -non a torto- ‘a dopo’. sono entrato silenzioso in casa. avevo sonno ma fretta di fare. mi sono messo a confezionare il mio abito per questa sera. dettagli. ho finito alle dieci e mezza. ho fatto un sorso di caffè. mi sono acceso una sigaretta. e ho iniziato a piangere, composto, silenziosamente, come chi guarda in faccia una fine.
lo scoramento è lo stesso di quel cinque febbraio a Madrid. la colonna sonora è sempre la stessa, quella di quel lunedì mattina a Firenze. affacciato alla tua finestra, coi pensieri che già migravano a sud, sorvolando l’Italia che avremmo spaccato. lascio le note, una ad una, attraversarmi come frecce di fumo. spengo la cicca pigiandola nel posacenere, dapprima con la solita grazia, poi con novella rabbia. ammazzandola. come un’idea malsana. e dandole forma differente da tutte le altre del posacenere, perchè le altre sono illese. la mia è una martire.
il fumo e il pianto insieme non si abbinano. sono due vizi incompatibili, come l’amore e l’amicizia.

l’ultimo frammento di noi se ne va insieme al posto che ci ha partorito. il posto che ha partorito me stesso, te stessa, noi due. quel posto che sembrava eterno come noi due. il Plastic. (anche il coro esce di scena.)
dovessi morire stanotte, seppelliscimi lì, sotto le nostre macerie."



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