mercoledì 9 ottobre 2013



ci sono dei giorni, 
dei momenti, in cui sento il tuo odore. 

non il profumo, quello che indossi, quello artificiale. 
l’odore. 

il tuo odore naturale. 
quello della tua pelle sudata sotto le coperte troppo pesanti 
 quello dei tuoi capelli caldi di phon. 
quello che c’è nel tuo armadio, coperto dall’odore delle tavolette di legno di cedro. 

lo sento dappertutto, 
come una promessa non mantenuta. 

non riesco a liberarmene.
 e mi sembra di impazzire. 

e allora il ricordo diventa assenza, 
nostalgia, 
ossessione. 
stringo i pugni. 
e più forte li stringo, 
più soffro perchè sono vuoti. 

sono pugni stanchi di sogni interrotti, 
pugni pieni di assenze ingombranti.

io non voglio parole. 
non voglio gesti. 
non voglio telefoni, 
 internet, 
posta. 

voglio la comunicazione, 
non i mezzi. 

voglio il contatto fisico, 
quello che mi guardo bene dall’avere con estranei 
 perchè io tocco chi dico io
 e solo chi dico io mi può toccare. 

voglio carne, 
mani, 
ossa. 
carezze. 
lividi. 
segni tangibili. 

dare un nome alle cose. 
guardarle in faccia. 

scrollarle quando vanno educate. 

prendere e dare baci 
o schiaffi. 

perchè è così che si vivono le cose. 
scontrandocisi.


non me ne faccio niente, io, dell’aria.


eppure senza morirei.


ci sono fantasmi 
dei quali non si può fare a meno.



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