sabato 13 luglio 2013



ordine. c’è ordine adesso nella mia testa. 
il mio studio è quadrato ma non pulito. 
ogni cosa al suo posto a prendere polvere come un ricordo. 
‘mettere la polvere sotto il tappeto non significa pulire casa’. 
marta sui tubi. la spesa.

che fretta avevi di andartene non me l’hai detto. forse che scotto, forse che nuoccio, forse che troppo bene ti faccio. forse che al bene uno non ci è abituato e quando arriva tutto insieme scappa. per paura d’esser travolto. di restare lì. sull’asfalto.

forse che le mie mani non hanno mai saputo toccarti. forse che i fiori troppo rari anche se appassiranno vanno colti.
tacita. è una sconfitta tacita quella di chi si sacrifica senza esser martire. ma qui non ci sono eroi. vince solo chi si salva.
e allora
vattene. adesso devi andartene. devi portarti via quegli occhi e quel sorriso sterile. devi togliere quel sorriso dalla strada e lasciar passare la mia malinconia. devi andare via.

devo darmi tutto il tempo che mi sono tolto. 
devo scagliare tutte le pietre che mi son tenuto in tasca.
 girare sottosopra la tua fotografia. tranquillizzarmi in questa frenesia.

 accarezzarmi i capelli prima di dormire, come sognavo avresti fatto tu.
sei un problema irrisolto. un vuotissimo albergo. un nodo mai sciolto. una divisione col resto. il punto e l’a capo. il mancato traguardo. lo ieri che si ripete ogni giorno. sei il rimorso e il rimpianto. il danno e la beffa. la capra e la panca. la corsa e lo schianto. svegliarmi già stanco. il sigaro e il cancro. il dio e la bestemmia. la lancetta e il ritardo. la mano e il cursore. la fiamma e il vapore. la raucedine, l’urlo, lo zenzero. il farmaco e la controindicazione. il mercurocromo e il bruciore. la musica d’attesa e una voce all’improvviso. un paio di scarpette ma pendente a un chiodo, appeso. sei una savana senza belve. un fucile carico ma a salve. sei il mio esausto campo di battaglia, il sonnifero che mi tiene sveglia, il sale nel caffé quando è già in gola, l’indigestione a pancia vuota, la sbronza allucinante, la mattina seguente, le istruzioni per l’uso sul fondo della pattumiera. la scritta ‘game over’ e la prossima moneta. 

sei l’apocalisse più pacifica in mezzo alla quale io mi sia mai trascinato.


fottiti.
ma prima, abbracciami.




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