martedì 26 novembre 2013



la furia del temporale 
si rovescia su una città stranamente quieta. 

muta. 
tutto tace, 
questa sera. 

non ha voglia di parlare. 
avrà perso le parole.
 come me. 
come noi. 
che non abbiamo più nulla da dirci se non per farci male. 



quante volte abbiamo avuto la fortuna di godere del freddo là fuori, 
e di fargli dispetto col nostro calore?

i coldplay in sottofondo 
e un’anima a tutto volume. c

erco il nostro passato 
e trovo frutti profumati e floridi al sole di un’embrione di estate. 

li colgo uno ad uno, 
li voglio mangiare, 
li sbuccio, 
li apro e ci trovo del marcio. 

le cose non sono mai come sembrano da fuori. 

col senno di poi mi ritrovo a scandirle, 
a spogliarle, a vivisezionarle, 
senza anestesia. 

e fa un male atroce scoprire che in fondo, sì, non erano sane. 
anche se ci facevano stare tanto, tanto bene. 

erano il prodotto difettoso di una catena di ingranaggi folli, 
frettolosi e poco oliati. 

abbiamo saltato troppi passaggi. 
abbiamo omesso troppe etichette. 
non abbiamo saputo dare il nome alle cose. 
non abbiamo saputo affrontarle. 
non abbiamo saputo dirle. 

e te ne sei andata via. 

senza troppi arrivederci. 

ti sei eclissata come una stella esausta. non brilli più.


mi stai buttando via come se fossi uno qualunque. 
come se tu potessi comprarmi, 
come un cappotto o un paio di scarpe. 

come se anche domani tu potessi avermi.



ma io non ti amerò domani.







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