sabato 12 marzo 2016

Home.





Da questa finestra è diverso.

Guardo i palazzi abbracciare il buio del cielo.

E le luci che sono sempre accese. Non dormono mai nemmeno loro. Ed ogni tanto vedo passare qualcuno. Eppure è notte che è quasi mattino: Chi si alza presto per andare al lavoro, chi rientra tardi perché domani: è domani. Chi va altrove.
Tempo fa, tantissimo tempo fa, rimanevo chiuso in macchina e non volevo scendere. Non volevo. Oppure non ci riuscivo. Aspettavo la luce del giorno, per uscire dall'ombra. Poi tornavo nell'ombra, per non vedere la luce del giorno. Succedeva così.
Guardo questa stanza. Le foto, i graffiti sui muri, segni tangibili di una vita intensa dove non mi sono risparmiato mai niente. Niente. E forse tutto rifarei.

Un respiro finalmente regolare arriva dall'altra camera. Eppure mi sento un estraneo qui. Anche se mi giro e tutto parla di me. Tutto.

La mia vecchia scrivania è imbrattata di tantissime scritte sbiadite. Una personalissima protesta contro tutti ma sopratutto contro me stesso. Adesso dei pastelli a cera colorati di mia figlia quasi le nascondono. Quando viene qui dice che questa è la sua camera. Ed io già me la vedo da “grande” ad abitare qui. Qualche poster qua e la, i graffiti rimasti intatti, i vinili al loro posto. Qualche tatuaggio sulla pelle. E gli stessi occhi come ai miei. Si, abiterà sicuramente qui. E penso che terrà anche la stessa scrivania ed appoggerà i sui libri dove adesso c'è un testo scritto dei Nirvana. Poi prenderà il suo Ipod, si stenderà sul letto non disfatto. Incrocerà le gambe, metterà play. E chiuderà quegli occhi uguali ai miei.

Si, abiterà qui. Io lo so.

Devo decidermi a staccare le foto. Tutte. Vorrei riporle in una scatola di scarpe. Marrone.
Le osservo. Quanta vita. Quanta.
In una sorrido che sembro davvero felice, sono a Ibiza, dietro di me qualcuno con una parrucca argentata mi abbraccia e caccia fuori la lingua...me la ricordo questa foto.
In una altra sono fermo nel bel mezzo del deserto del Sahara, In Tunisia. Una strada asfaltata lo percorre in pieno. Lui: silenzioso. Una Citroen Saxo blu presa a noleggio... un tramonto.... un autoscatto e quattro persone che alzano le mani in cielo e sorridono …. che bella foto che è questa... Che colori.
In questa mi giro di spalle, ho la muta addosso. A breve mi sarei immerso nel blu. … “click”.

Ferrara. il concerto dei Sigur Ròs... birra in mano, Max vicino. Che concerto. Quella sera eravamo davvero pochi intimi. Nella piazza accanto la nazionale giocava la semifinale dei mondiali. Ad un certo punto Jonsi, ferma la musica.. e dice “grazie, perché VOI siete qui”, dopo festeggiammo anche il compleanno del batterista...arrivò da dietro la folla una banda strumentale islandese.... applausi …..una folla davvero felice di trovarsi su di un altro pianeta.

C'è anche un ritratto. L'unico ritratto che ho fatto. I tratti della matita sono rimasti intatti.
L'ho ritratta con lo sguardo serio. Ma perché in quel periodo non c'era niente da ridere. Ed è in momenti come questo che riguardo questo posto. Lo guardo attentamente. E dico a me stesso che mi manca. Quel giorno. Ne sono sicuro. Una parte di me, se ne andata. Per non tornare più.
....


Ho fatto la spesa ieri.

Ho comprato il caffè in una casa dove non si beve caffè (sacrilegio)
Mi affaccio per controllare il respiro che rimane regolare. (Certe volte dico a me stesso che vorrei riposarmi anche io.)
Allora entro in cucina. Ha cambiato quasi tutto nel tempo. Perché voleva dimenticare. Ma non ha cambiato mai le sedie. Mai. E questo per me rimane un mistero. La riconosco. La riconosco dalla parte che goffamente cercai di incollare. Era un pomeriggio... ed ero in collera con i miei demoni....allora entrai in cucina senza pensarci e scaraventai un calcio proprio contro questa sedia. Ruppi tutta la parte superiore.
Adesso mi siedo proprio su di lei, come per chiederle “Scusa”. E aspetto che sia pronto il caffè.
Da lontano noto che ancora per diverse ore la sera, dorme prima sul divano, e poi va a letto. Me ne accorgo dalla forma che ha preso il divano. E dalla presenza del plaid della nonna che altrimenti non avrebbe senso che stia proprio li. In attesa.

Ci ho combattuto una vita per convincerla a darmi quel plaid. Non ha MAI ceduto. Mai.


Amo molte cose di questa casa
altre le odio con profonda sincerità.


Ora c'è profumo di caffè.

Ieri notte son rimasto quasi sempre in piedi. Camminavo. Avanti e indietro. Aspettavo, ascoltavo. Ero forse in collera più con me stesso.
Ora invece ho le gambe incrociate. I piedi sono sempre scalzi. E indosso la felpa dei Celtic.
E mi accorgo che forse è quasi mattino. No, anzi, è mattino.

Sceglierò ad ogni modo, nel bene e nel male di essere sempre me stesso. Sempre.

Mi tengo in mano le parole dette tra gli occhi di due persone che, secondo, me fanno bene ad essere sincere l'uno con l'altro... perché alla fine la sincerità paga sempre.
E sopratutto perché questa vita, ne sono certo, non ha ancora finto di stupirmi. Lo so.
Spero soltanto che, se è possibile, mi faccia soffrire il meno possibile.... ma se poi, prima o poi si tratterà di soffrire (come già mi è capitato).... .cercherò di farmi trovare pronto.
Ma .. (e controllo nuovamente il respiro nell'altra stanza) non adesso. no. Non adesso

In questo nuovo giorno, io non so se darò voce alle mie parole, alle mie sensazioni. A ciò che ogni giorno ti vorrei dire. Non lo so.

Diciamo che da qui a quando pianamente la città si sveglierà del tutto. Ci penserò ancora un altro po'. Anche se.

Ma intanto non tarderò ad uscire, perché il sabato esco sempre presto e anche se “qui è un posto -diverso-” non intendo cambiare le mie abitudini.
Mi laverò la faccia con l'acqua calda, mi laverò i denti, mi sono portato robe comode.. perché oggi mi va così... ed uscirò mentre il respiro rimane ancora regolare.
Andro a casa di mia cugina a fare colazione. E se troverò posto alla “barberia” mi taglierò anche un po' la barba.

Poi per il resto: vedrò.


Riflettendoci:

Molti posti sono stati “casa” per me. Molti.

Ed ora mi capita di guardare i tuoi occhi e di sentirmi a casa per davvero. Un posto caldo e accoglie, che profuma delle nostre cose. Dei sorrisi sinceri che sanno di un forte abbraccio dopo un lungo viaggio. Due volti che si uniscono nel silenzio di un momento. Del buon vino e del cibo caldo. Due felpe quasi uguali. Della musica per l'anima. Lenzuola bianche e piedi scalzi. Intrecciati.
E poi la vedo li. E' appesa proprio li. siamo io e te, dietro c'è il mare. Ti abbraccio tu sorridi , io sorrido al tuo sorriso.

.

Ed io che ho camminato tanto, sento che ogni singolo passo fatto è stato un passo verso Te.
Cercandoti nei mille tramonti che ho visto, nelle stelle che ho toccato, nei volti dei viaggiatori che ho conosciuto.

Mi domando adesso se davvero, da lontano, è quella la “casa” che mi aspetta...


oppure è un gioco di ombre colorate.


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