domenica 17 novembre 2013



 
e caddi. come corpo morto cade.
 
"siamo cresciuti tutti ormai. è brutto a dirsi ma è inutile fingere d’essere peter pan."
già, amico mio. siamo cresciuti tutti. noi, le nostre storie e il nostro portarle avanti. siamo cresciuti, e i nostri tempi si sono ristretti. ci vediamo per un caffè. quattro chiacchiere. quella volta che e quell’altra in cui. il tempo è tiranno, amico mio. il tempo si porta via gli anni migliori. ma i ricordi, quelli no. quelli ci appartengono. rimangono sempre sul fondo del cuore.
e talvolta vengono a galla. e oggi lo fanno. risalgono come carpe su nel fiume del ricordo, e alla foce sbattono contro un muro di venefica realtà. si schiantano contro le distanze che ci portiamo dentro. e tornano a nuotare, nelle lacrime dei nostri rimpianti.
tu te la ricordi quella Chiesa, quel tuo amico col maglione azzurro, quella sera di festa, duemilacentonovanta sere fa? te lo ricordi quel pomeriggio al cinema, com’eravamo felici? te le ricordi le 13.17, quel giorno di gennaio al mare?
tu te lo ricordi, come si ama?
 
siamo cresciuti, ormai. e i ricordi rimangono indietro. c’è una nuova storia da scrivere. un nuovo finale da inventare.
nuovi colpi di scena cui assistere, con mediocre stupore. nuovi applausi da far risuonare. nuovi fiori da cogliere. nuovi luoghi da vedere. nuovi abiti da indossare. abiti importanti. abiti come promesse. e nuove felicità da rincorrere. forse.
perchè le nostre vite, amico mio, possiamo riempirle di tutto quello che ci pare. ma quando ci manca un elemento, quell’elemento, come possiamo pretendere di essere felici? come possiamo pretendere di ricordare come eravamo felici quando amavamo?
ma tu, te lo ricordi, come si ama?
 
"e tu, come stai?"
come uno che non riesce a smettere. 
 




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